Divieto dei veicoli diesel

Il dibattito sul divieto dei veicoli diesel preoccupa il settore. In Svizzera provvedimenti simili non sono in grado di raccogliere una maggioranza di consensi ed è giusto che sia così. In generale, tuttavia, i segnali indicano che i tempi stanno cambiando.

A fine febbraio 2018 la Corte federale superiore amministrativa tedesca ha infatti disposto un divieto di circolazione per i veicoli diesel più vecchi. Il dibattito che questa decisione ha innescato nelle città svizzere, tra cui Ginevra, crea insicurezza. Anche se alle nostre latitudini il tema è di secondaria importanza, le paure e le incertezze affiorate vanno prese sul serio.

Il divieto è la soluzione sbagliata

È un dato di fatto che le aree urbane producono un numero maggiore di emissioni. Città e agglomerati devono tuttavia trovare altre alternative per aggirare il problema. Introdurre divieti è la scelta sbagliata.

Le imprese con un parco diesel sarebbero costrette a non più accettare commesse in queste zone o a sostituire i veicoli. Le conseguenze sono quindi inaccettabili. Secondo un sondaggio effettuato dal portale degli artigiani di Zurigo OFRI (www.ofri.ch/press-releases) un terzo degli intervistati si sentirebbe minacciato dal divieto. Gli investimenti legati a questo provvedimento si ripercuoterebbero comunque fortemente anche su quasi tutte le altre imprese artigiane.

Tenere conto delle tendenze in sede di futuri acquisti

Nonostante in Germania la decisione del tribunale abbia messo le ali al dibattito politico sul divieto, secondo l’Unione svizzera degli installatori elettricisti (USIE) in Svizzera una simile misura non è destinata a raccogliere la maggioranza dei consensi. Ciononostante l’USIE raccomanda alle imprese di tenere conto, nell’acquistare nuovi veicoli, di questa recente evoluzione e delle tendenze verso veicoli con motori a basso impatto ambientale. In particolare il settore elettrico non può esimersi dall’affrontare il tema dell’elettromobilità e svolgere un ruolo antesignano.