Previdenza per la vecchiaia

L'USIE si impegna per garantire a lungo termine e in modo sostenibile la previdenza per la vecchiaia, mantenendo il principio dei 3 pilastri.

Cambiamento demografico

Gli effetti del cambiamento demografico rendono indispensabile una riforma della previdenza per la vecchiaia. Sia il primo sia il secondo pilastro risentono del fatto che i pensionati, in virtù della crescente aspettativa di vita, sono soggetti sempre più a lungo alla AVS e alla previdenza per la vecchiaia. Si aggiunge inoltre che sempre meno lavoratori devono farsi carico dei costi di sempre più persone che percepiscono la pensione. Nonostante questa tendenza preoccupante, nel 2017 la riforma Previdenza per la vecchiaia 2020 è stata respinta alle urne. Il testo in votazione del Consiglio federale intendeva rielaborare insieme il primo e il secondo pilastro. Alla fine, questo fallimento è stato causato, fra le altre cose, dalla compensazione della riduzione dell’aliquota minima di conversione tramite l’aumento delle nuove rendite AVS di 70 franchi. Questi progetti hanno incontrato grande resistenza in particolare da parte dell’economia: da un lato la riforma avrebbe reso necessarie ulteriori misure di risanamento già nel 2025. Dall’altro lato, con l’abolizione della deduzione di coordinamento, sarebbe ventilata una proposta, che avrebbe reso possibile una compensazione della riduzione dell’aliquota minima di conversione nell’ambito del secondo pilastro.

Processo graduale

Nella nuova versione della riforma previdenziale, il Consiglio federale intende nuovamente riformare entrambi i pilastri separatamente. Per stabilizzare la situazione finanziaria dell’AVS, esso propone di aumentare l’età di pensionamento delle donne a 65 anni e di incrementare l’imposta sul valore aggiunto di 1,5 punti percentuali. Inoltre, l’ingresso all’età del pensionamento dovrebbe diventare flessibile. Con la riforma pianificata dell’AVS si affronta solo una parte del problema della previdenza per la vecchiaia: nel secondo pilastro deve essere adeguata urgentemente l’aliquota minima di conversione. Il 6,8% non corrisponde più al contesto di mercato delle casse pensioni, perciò oggi gli assicurati attivi devono sostenere i costi per garantire i conseguimenti della rendita in corso. Anche il 6,0% previsto nell’ultima riforma pensionistica sarebbe ancora troppo alto. Purtroppo, non è possibile prevedere se in futuro la situazione degli investimenti tornerà a migliorare. Per l’USIE è essenziale che nella riforma delle pensioni, indiscutibilmente necessaria, sia salvaguardato il principio dei pilastri separati. Rendere flessibile l’età del pensionamento rappresenterebbe uno sgravio per l’AVS e la previdenza professionale, senza causare un mescolamento dei flussi finanziari. L’USIE giudica criticamente la proposta del Consiglio federale poiché esso da un lato definisce il finanziamento ma apporta scarse correzioni alle prestazioni. In effetti, in caso di pensionamento anticipato, le prestazioni risulterebbero ulteriormente ampliate, poiché esso è accessibile per gli uomini prima di quanto accaduto sinora e prevede addirittura riduzioni delle pensioni inferiori. Nel secondo pilastro è indispensabile un adeguamento dell’aliquota minima di conversione. Eventuali misure di compensazione potrebbero sgravare i lavoratori a basso salario.